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tra parola e segno


COMUNE di SANNICOLA

Assessorato alla Cultura e allo Spettacolo

Percorsi d'estate 2008
I^ agosto
serata artistica e letteraria

TRA PAROLA E SEGNO

…A PROPOSITO DI ASPETTI D’ARTE E CULTURA


nei giardini di  Villa Excelsa 
(ex dimora di Achille Starace)

CARMEN DE STASIO

Presenta l'ultima produzione  pittorica

ed il volume

 Otranto. Il luogo delle parole

dell'artista

Francesco Pasca


L’esuberanza del cromatismo plastico, morbido e denso segue il movimento innato e si carica di aspetti significativi e significanti che sottendono alla ricerca di equilibrio tra le parole inespresse e le immagini della mente. Atto di sperimentazione di tecniche che convogliano nella figurazione “unica” l’esperienza intima con osservazioni che vanno a ritroso anche in tempi lontani e che rendono tutto immediato. L’abbondanza compositiva assolve al desiderio (consapevole?) di proporre elementi caratterizzanti nella totalità, congiunti da anelli di catene invisibili. Una necessità di comunicazione che si realizza negli spazi vuoti, lì dove si possono esaurientemente collocare le voci ascoltate, le discussioni vissute, sollecitazioni attive e costruttive di un’espressione  artistica che unisce e coinvolge realtà visibili, riscontrabili, fruibili e mediate, con realtà intime, paradossali, concitate, ambigue, universali. Meramente soggettive.

Pasca indugia sulle  immagini. Le manipola come parole. Pone in essere la parte creativa per cercare di penetrare nella composizione che è creazione e mosaico, improbabile armonia ed efficace rappresentazione dei propri pensieri. Un progetto articolato che attiva percorsi anticonvenzionali attraverso la mediazione della capacità-disponibilità di apertura ad altri linguaggi inconsueti.

Una forza, uno sprazzo di energia. Una verità. Silenziosa e roboante, opprimente ed inspiegabile con parole, giacché seppur queste siano avvio e pretesto di discussione su tela, si rappresentano come limite se elaborate senza far ricorso agli altri segni della natura. E allora, la rappresentazione visiva diventa gioco di colore, di organizzazione e di finite configurazioni, limiti metaforici ed allegorici delle potenzialità. Limite di parola ma non alla parola, che si investe di un ruolo significativo ma marginale se considerata nella solitudine del suo segno; universale e possente se vista nella sobria  capacità di alludere ad altro.

Rappresentazione di mente. Allegoria impressa.

L’insieme è congegnato secondo un movimento interno in cui l’ordine geometrico è altresì espressione della vivacità intellettuale dell’artista, che propone un gioco di associazioni mentali che appartengono ad una memoria profonda e che emergono nel momento di equilibrata sintesi corale. Un gioco surreale in cui Francesco Pasca ricompone le visioni assunte ed organizzate secondo il proprio movimento prospettico in una configurazione che trova nell’eterogeneità del segno, dei materiali, dei simboli e delle tecniche la rappresentazione di una poesia sobria, silenziosa e imponente al contempo. Minimale pur nella sontuosità dell’effetto visivo.

L’abilità di proiettare le proprie meditazioni intellettuali sulla tela svela un lirismo innato, che integra le percezioni in un ordine superiore, coinvolgente e sintomatico di una libertà conclamata attraverso la dimensione artistica.(estratto dal catalogo di presentazione curato da Carmen De Stasio)



alfabeto sacro - acrilico su tela  100x100

MICUC

Finito di stampare nel mese di maggio 2008...

Questo, di fatto, era l'ultimo atto di un mio racconto appena concluso.

il perché della scelta.

Quel quintetto, delle sue venticinque lettere speculari, detto anche palindromo, che aveva suscitato nel tempo curiosità e generato numerose spiegazioni, è stato una delle mie più affascinanti ricerche letterarie.

L’utilizzo come linguaggio esoterico ad opera dei monaci guerrieri o dei Templari, sebbene da loro reinterpretato dopo circa mille anni, ha oggi, alla luce di nuove risorse tecnologiche, come la multimedialità, risvegliato il suo più antico significato ed è stato da me riproposto come filo conduttore di una ricerca stilistica fra il metafisico e la quotidianità. Come ricercatore di nuovi linguaggi, alla luce di quanto ero venuto a conoscenza, di certo, non potevo non evidenziarne un suo diverso utilizzo. L'averlo ritrovato in numerose cattedrali medievali e avendone riconosciuto il suo reale motivo, nonché scopertane l’appartenenza a tempi decisamente più remoti, ne ha fatto la logica sequenza di quel dialogo virtuale sulla scrittura di pietra. Quando iniziai a trattare dell'argomento, non essendone perfettamente, né consapevole, né certo, di quanto andavo scoprendo, cercai allora di veicolarlo nella forma più soft possibile; non potei sbandierare alcuna certezza. Ecco, quindi, l'idea di un racconto all'interno del quale poter veicolare l'inizio di un Logos. Nel corso della stesura del racconto, ho iniziato con il credere che, la soluzione adottata dal monaco Pantaleone, nella cattedrale di Otranto, potesse essere una sua ulteriore esemplificazione.

L'idea di trattare del palindromo, ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR, quindi, di approfondirlo, ebbe inizio dalla convinzione, prima, della sua esistenza nella cattedrale di Otranto, poi, di una sua specificità sia di ordine pratico che misterico legato ai sacerdoti del Tempio. Tutto ciò, seguendo la logica da me dipanata, continua ad acclarare ulteriori supposizioni. Di fatto, il mio amico Maurizio, la sera dell'undici di giugno del corrente anno, aveva da poco dato "fine all'inizio", presentandolo ad un nutrito gruppo di auditori, a quello che di lì a poco sarebbe diventato il percorso del Tempo. Per meglio precisarne i contorni, e, per comprenderne il cosa ed il perché, mi accingo ad intraprendere questo nuovo itinerario.

Andrò alle origini del mio Tempo, e, racconto.

Padma, la Madre di tutte le Cose, danzando sull’Oceano Primordiale, pensò di dare all’uomo delle opportunità. Ma, incantata dal suo stesso volteggiare e presa dal ritmo del suo andare dimenticò di precisarle. Finito il vorticoso inizio del suo Tempo, quando all’uomo fu detto che era libero di prendere qualunque decisione sul suo destino, questi, pretese, da Lei, tre Cose: Il Fuoco, l’Idea e il Tempo. L’uomo, nascose a Lei i perché di queste scelte e pensò di utilizzare: della prima, gli elementi che avrebbero a lui consentito, poi, la sopravvivenza; della seconda, per inseguire, mediante l’idea, la Conoscenza, e, di questa, se ne sarebbe, poi, innamorato perdutamente; della terza, per leggere l’Universo e dominarne le leggi. Padma non poté rifiutarne alcuna, di queste richieste, ma, scaltramente impose all’uomo delle condizioni. Per la prima: Il Fuoco, essendo proprietà indiscussa degli Dei, doveva riuscire a rubarlo. Sappiamo che l'uomo così fece e ci riuscì. Per la seconda: Non sapendo bene cosa fosse l’Idea, pensò bene di offrirgliela senza condizioni. L’uomo, se ne serve tutt’ora, chiamandola ed alternandola con il nome di Filosofia e Arte. Per la terza: Il Tempo, dal momento che era Lei stessa a gestirlo, decise di frapporre fra Lei e l’uomo uno strano palindromo “OPERA ROTAS TENET AREPO SATOR” assicurando che, all’uomo, sarebbe stato concesso ciò se avesse saputo svelarne il suo enigma. Ancora oggi, si è alla ricerca della soluzione.

Da questa premessa… Nei giorni precedenti, avevo incominciato a raccontare a Maurizio la mia sorprendente meraviglia per ciò che, inavvertitamente si era sollevato dal lungo letargo dei millenni e che, attraverso una nuova e strabiliante scoperta, a come mi apprestavo a trascinarvelo. Per chi non conoscesse Maurizio, tutto ciò probabilmente non avrebbe potuto avere seguito, ma di Maurizio, fortunatamente, ve ne è a sufficienza da mettere da parte ogni dubbio e trovarlo, di lì in poi, a caracollare in estenuanti ricerche ed entusiastiche rivelazioni. Infatti, dai pochi fogli gettati con noncuranza, già lui, ne aveva individuato la possibilità di una storia da incominciare. Quella spontaneità, per la verità, era anche segnata dalla prudente e saggia diffidenza. Senza accorgercene, avevano dato l'inizio alla singolare collaborazione che si sarebbe avvicendata nel prosieguo della nostra solidale ricerca. Scrivere una sorta di diario giornaliero, fu il come si sarebbe potuta svolgere l'inizio della nostra avventura, intorno a quell'SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS. Dai miei studi, conoscevo da tempo l’utilizzo della griglia e della sua geometria, attraverso il quadrato. L.B.Alberti, nel Rinascimento, in special modo nella facciata di S.Maria Novella a Firenze, con i suoi riferimenti, anche, esoterici, ne ha fatto largo uso. Ancor prima dell’Alberti, nella Grecia del IV sec. a.C. ed ancor prima, il quadrato, era la risoluzione della sua sezione aurea in un rettangolo. Ancor prima del prima, è proprio la geometria, rispecchiamento naturale delle cose, quella che muove l’idea delle maggiori architetture esistenti sul pianeta. Ma, il Quadrato Magico o Ruota Magica o Palindromo non è nulla di tutto questo, non è la sua geometria che va indagata, si conosceva, si utilizzava e non era per nulla un “segreto”, bensì, il suo significato letterario e ciò che, con le sue lettere, anche diverse da quelle conosciute, vedi il quadrato del MICUC in Perù, può suggerirci di essere o di asservire.

e narro



Scrivere sul corpo
come
ARTE


(acrilico di Massimo Pasca)


L'Artista afferma il proprio corpo, coprendolo completamente con il velo della sua scrittura; questo si estende come sangue sulle mani, sul viso, sui piedi e diventa come il comportarsi dell'esame Doppler, cioè,  permette di individuare la pervietà e ne valuta la sufficienza delle proprie vene, esplorate o da esplorare.
Queste scritture, a volte, sono portate come denuncia e memoria della sua condizione, in rapporto alla violenza nell'esprimere una poesia sulla propria anima.
L'Artista è, così, portato ad ascoltare le voci e i segreti del proprio corpo, avendo conosciuto, sulla propria pelle, i condizionamenti e le violenze del Suo potere. I segni, in questo modo, diventano una seconda pelle intrisa dalla Sua cultura ed il corpo diviene parola, libro per far vivere il testo.


E narro

e scorro

su sovrapposta

immagine di te

in me

   impressa

 

e narro

d'insieme in uno

più d'uno su frattale

mediana virtuale

    di te

in me riflessa

 

e scorro

lento nel mio

tuo percorso

frappongo in te

desiderio reale

in me avvolto

 

e narro

solcando segni d'aria

e miti reali di me

e vicende virtuali

in te

percorsi

 

e scorro

narro

su caleidoscopio

rincorro

e narro.

(Poiesi[es])


"Come voleva Magritte, bisogna riacquistare la conoscenza dei segreti del mondo, e dunque magicamente ricrearlo; e, al contempo, recuperare una personale, sotterranea identità (...)"
(M.G. Adamo)

Tutto rimane

"Tutto passa, ma tutto rimane.



Questa è la mia sensazione più profonda:  che niente si perde completamente, niente svanisce, ma si conserva in qualche modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo.
Così pure le grandi imprese, anche se tutti le avessero dimenticate, in qualche maniera rimangono e danno i loro frutti.
Perciò, se anche ci dispiace per il passato, abbiamo però la viva sensazione della sua eternità. Al passato non abbiamo detto addio per sempre, ma solo per breve tempo. Mi sembra che tutti gli uomini, di qualunque convinzione siano, nel profondo dell'anima abbiano in realtà questa stessa impressione. Senza questo, la vita diventerebbe insensata e vuota."

(Pavel Florenskij 7 aprile 1935)

commemorarsi


Il BLOG del BLOGbasta ricordare!
[o commemorare]
Franco, come sempre, ci scrive e altrettanto, noi, da questa parte, leggiamo.

Non sempre rispondiamo, e, quando prendiamo a cuore l’episodio o fatto narrato, ci premuriamo a condividerlo, ad estrapolarne i contenuti che meriterebbero più attenzione o nel peggiore dei casi a non condividerlo. Sono dibattuto sul che fare. Quale risposta assumere.

Ho deciso, dopo aver riletto, sicuro di essere compreso e di non trovarmi nel limbo delle congiunzioni dubitative (vedi E.ma in altro blog), di rispondere.

Del "ditirambo" ho assunto: “Io non commemoro, ricordo” e poi ancora “ Non si puo’ avere verità se si è voluta cancellare la memoria”.

Delle due, nessuna ha i requisiti di una risposta, anche se l’introduzione di Franco è in tal senso, e, mi spiego.

Potrei anche non farlo ma, Pasolini, il citato, l’ ha sempre data e, da vivo, avrebbe dato risposta anche alla sua morte.

Io rispondo o meglio mi domando e scrivo il significato di commemorazione e ricordo e poi ancora di cancellare la memoria.

CUM + MEMORARE (più eufemisticamente: far tornare la memoria)

RICORDO

Per meglio descriverne il significato mi riporto Alessandro Baricco

“...Ed è qualcosa da cui non puoi scappare.
Il mare.
Il mare incanta, il mare uccide, commuove , spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile.
Ma soprattutto: il mare chiama.
Non fa altro, in fondo, che questo: chiama.
Non smette mai, ti entra dentro, ce l' hai addosso, è te che vuole.
Puoi anche far finta di niente , ma non serve.
Continuerà a chiamarti.
Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita.
Instancabilmente, li sentirai chiamare.
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà."

Conclusioni:

Perchè, prima il RICORDO poi la CUM+MEMORARE o quanto meno il primo come conseguenza del secondo?

Perchè, solo ricordare?

Spesso quel fare risponde al detto popolare: ” finita la festa gabbato lo Santo” oppure, come in questo caso: “ finito il ricordo raggiunto l’oblio”.

Io personalmente non ci sto sia che si tratti di commemorazione o ricordo. NON MI ADEGUO.

La Verità di cui parla Franco la “semplificherei” con queste parole:” La Verità siamo noi. La Storia non si ricorda, ma si traduce”.

IO NON COMMEMORO NE' RICORDO, e, chi s'aggrappa a "IO c'ero" o peggio ancora a "IO non c'ero, quindi non conosco" non potrà mai tradurre neanche la sua di Verità.

Oggi, domenica, mi sento tremendamente "Buono".

Catullo

CATULLO



Viviamo, mia Lesbia, e amiamo

e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento.
poi dammene altri mille, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l'invidioso
per un numero di baci così alto.

Brecht

 
(La storia non avanza)
 
 
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
 
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
 
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
 
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
 
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
 
(Bertolt Brecht)
 
 
 
 


Gioco

GIOCO

"Il gioco è l'interrogativo capitale che
da sempre inquieta gli esseri umani"

?


Rimettersi in gioco è capire se vale la pena di rischiare.


INIZIO

Vi racconterò del mio mosaico. Tutto quello che si è detto su questo blog, dove le sue tessere le ha inventate il bisbisbis nonno di Bill Gates.

Ovvero:
Si può nascere, a volte, per buffa ironia della morte.
Ahimè!



DA OGGI
è
UN'ALTRA STORIA

cioè
FINE

 



Il presente

POESIA
(Franco Fortini)
(Davide Rondoni)


Il presente
 
Guardo le acque e le canne
di un braccio di fiume e il sole
dentro l'acqua.
 
Guardavo, ero ma sono.
La melma si asciuga fra le radici.
Il mio verbo è al presente.
Questo mondo residuo d'incendi
vuole esistere.
Insetti tendono
trappole lunghe millenni.
Le effimere sfumano. Si sfanno
impresse nel dolce vento d'Arcadia.
Attraversa il fiume una barca.
E' un servo del vescovo Baudo.
Va tra la paglia d'una capanna
sfogliata sotto molte lune.
Detto la mia legge ironica
alle foglie che ronzano, al trasvolo
nervoso del drago-cervo.
Confido alle canne false eterne
la grande strategia da Yenan allo Hopei.
Seguo il segno che una mano armata incide
sulla scorza del pino
e prepara il fuoco dell'ambra dove starò invisibile.



E’ sempre notte, sempre giorno E’ sempre notte, sempre giorno

i cancelli del mondo, il tuo volto


si aprono, non aprono
    sempre notte
sempre giorno,

           la vita intera come uno
che ha intravisto
e sta per ricordarsi di qualcosa

cuore divorante della rosa

MACPI100


105 giorni

dal diario del mio notebook

Mac Pi 100


Tutto parrebbe iniziare e finire da 100.
Cento sono i giorni in politica di cui bisogna iniziare a dar conto, cento sono i passi, così come i chiodi, di due films che mi sovvengono, cento sono, o meglio erano, quelli che mancavano all'inizio dei miei esami di maturità (il Mac P100).
Cento volte al giorno, erano il ricorrere verso nuove aspettative. Cento e via via di cento in cento è passata la mia età di sessantenne, augurandomi sempre Cento.

centogiorni

100 giorni


dal mio notebook



 





palindromo

 

verso i cento giorni


SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS

ovvero il palindromo di se stessi


dal mio notebook




 

Sator Arepo Tenet Opera Rotas

ottantanovesimo giorno


SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS


dal mio notebook



(Poiesi[es])



infinitamenteprobabile

infinita(mente) probabile


risposa alla caoticamente calma Patatrack




Brunelleschi



Ghiberti



Caoticamente Calmo in Natura e Storia

Per non snaturare l'attuale post di Pat, la vedo molto presa e sorpresa, avendo il prurito sotto i polpastrelli, pubblicherò la risposta a Patatrack sul mio Blog e poi, laicamente diciamo, anche per una dose di protagonismo e di interessi pubblicitari. Dagli all'untore!

Per chi non conosce la prima parte, andare al blog di Patatrack.

Più che un aneddoto, quello del 1401, è piuttosto l'idea venutami leggendo i post nel suo blog. In particolare, la citazione al sacrificio di Isacco. Le formelle, che, conosco molto bene, con la loro descrizione, hanno fatto tutto il resto. Due modi in due mondi con prospettive differenti. Le stesse con le quali ci dibattiamo e ci dibatteremo sempre e comunque. In quel Concorso, si esaltavano le "esperienze", sottolineando una "giusta" e "diversa" posizione nel campo della visione. Avevamo un Ghiberti 60 enne, vedi  formelle trilobate, Andrea Pisano porta bronzea del battistero Firenze 1329-1336 contro un Brunelleschi 20 enne, due generazioni visive ben distanti tra loro.
La prima, conservatrice (secolare), la seconda, con l'ansia di una totale proiezione nel divenire e con la consapevolezza di "avere", alle proprie spalle il futuro. Non a caso, il Brunelleschi, farà "fortuna", recandosi a Roma con l'amico Donatello per studiare la “civiltà” romana.
Comunque, è stata la rappresentazione anche di quell'infinito, che, mi intrigava in quelle formelle.

Caoticamente calma, Pat,

prendi (prendete) un testo di Arte e poniti (ponetevi) innanzi le due rappresentazioni; le formelle del sacrificio di Isacco, di quel Concorso partecipato dal Ghiberti e dal Brunelleschi. (in questo caso le avete già di fronte)
1) Formelle, costrette dalla Storia ad essere eseguite, sebbene con interpretazioni differenti, nella stessa cornice mistilinea gotica.
2) Formella, del Ghiberti, con la narrazione didascalica ( percorso logico legato al susseguirsi di eventi, per i quali e tra i quali non è possibile sottrarsi.) vedi il dogma, l'infinita-mente probabile, ecc... con una rappresentazione di un angelo che, pronto a fermare la mano di Abramo, viene da lontano, da quell'infinita-mente probabile, appunto.
3) Formella, la seconda, con " il futuro è alle nostre spalle" e un angelo che, ha già afferrato la mano di Abramo e, nella sua umanità, ne ha compreso il dramma. Ho citato il Brunelleschi perché ha lasciato, a noi, la migliore delle interpretazioni su come essere Laici.
La citazione "il futuro è alle nostre spalle" è il titolo della postfazione di un tuo coetaneo Pat, Gianluca Garrapa (indyvidui.splinder.com)
(bottigliaverde.splinder.com)
(www.stampalternativa.it),
un carissimo e bravissimo amico di mio figlio, postfazione, in occasione della mia ultima pubblicazione, ormai imminente, del "Il Luogo delle parole" ed. Raggio verde. Quindi cara Pat, largo ai giovani, alla grinta di cui anche tu disponi e alla vostra consapevolezza.
Tutto qui.
"L'aneddoto" che ti voglio raccontare e proporti(vi) è un altro.
Voglio descriverti(vi) la differenza nella progettazione di una stazione o se preferisci-preferite di un santuario-cattedrale.
Anche in questo caso due mondi in due modi differenti.
Secondo te(voi) a cosa può servire, o qual'è l'obiettivo da raggiungere nella costruzione di una stazione?
Soluzioni:
1) Ci si può porre pensando ad una stazione come il Luogo dove arrivano i treni;
2) ci si può porre pensando ad una stazione come ad un Luogo dove è l'uomo che va a prendere il treno.

Come vedi, stessi percorsi, ma diversi arrivi.
Nel caso del santuario-cattedrale preferirei pensarlo come un Luogo dove io vado, voi andate, a prendere(assumere) la mia, vostra religione.
Nel caso dell'apprendere-conoscere-scoprire, i "diversi" di questo infinito-probabile, i Brunelleschi, i Donatello, o lo scienziato con il suo infinitamente grande e piccolo infinita(mente) probabile, il LAICO; potrei lasciarli, lasciarlo, percorrere, il sentiero del libero arbitrio, il proprio e l'altrui condiviso dall'infinita(mente) probabile?

E' possibile, con un nuovo Concorso, avviarci verso l'ultima delle mie, vostre "Utopie"?






infinitamente probabile

ottantesimo giorno


dal mio notebook





il quarto simbolo della cosmogenesi
nella cattedrale di Otranto




(Poies[es])



anno zero

settantaquattresimo giorno


dal mio notebook






follia dopo l'azione

(Poiesi[es])








Vi ruberò la luna

sessantatreesimo giorno


dal mio notebook





(Poiesi[es])


lei - Lei

cinquantottesimo giorno


dal diario di bordo del mio notebook


LEI

Cosa vorreste essere ?
(Poiesi[es])