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Nel solco della metafisicaIDEA come EVOLUZIONE. Non l'esperienza del mondo, ma la sua incessante diversificazione."i topi non avevano nipoti" "ad una vera pia donna dei simili fili misi ed annodai...pareva nuda", "Avida di vita desiai ogni amore vero, ma ingoiai sedativi, da diva".
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e narroScrivere sul corpo come ARTE (acrilico di Massimo Pasca) ![]() L'Artista afferma il proprio corpo, coprendolo completamente con il velo della sua scrittura; questo si estende come sangue sulle mani, sul viso, sui piedi e diventa come il comportarsi dell'esame Doppler, cioè, permette di individuare la
pervietà e ne valuta la sufficienza delle proprie vene, esplorate o da esplorare. Queste scritture, a volte, sono portate come denuncia e memoria della sua condizione, in rapporto alla violenza nell'esprimere una poesia sulla propria anima. L'Artista è, così, portato ad ascoltare le voci e i segreti del proprio corpo, avendo conosciuto, sulla propria pelle, i condizionamenti e le violenze del Suo potere. I segni, in questo modo, diventano una seconda pelle intrisa dalla Sua cultura ed il corpo diviene parola, libro per far vivere il testo.
E narro e scorro su sovrapposta immagine di te in me impressa
e narro d'insieme in uno più d'uno su frattale mediana virtuale di te in me riflessa
e scorro lento nel mio tuo percorso frappongo in te desiderio reale in me avvolto
e narro solcando segni d'aria e miti reali di me e vicende virtuali in te percorsi
e scorro narro su caleidoscopio rincorro e narro. (Poiesi[es]) "Come voleva Magritte, bisogna riacquistare la conoscenza dei segreti del mondo, e dunque magicamente ricrearlo; e, al contempo, recuperare una personale, sotterranea identità (...)" (M.G. Adamo) Tutto rimane "Tutto passa, ma tutto rimane.
commemorarsiIl BLOG del BLOG basta ricordare![o commemorare] Franco, come sempre, ci scrive e altrettanto, noi, da questa parte, leggiamo. Non sempre rispondiamo, e, quando prendiamo a cuore
l’episodio o fatto narrato, ci premuriamo a condividerlo, ad estrapolarne i
contenuti che meriterebbero più attenzione o nel peggiore dei casi a non
condividerlo. Sono dibattuto sul che fare. Quale risposta assumere. Ho deciso, dopo aver riletto, sicuro di essere compreso e di non trovarmi nel limbo delle congiunzioni dubitative (vedi E.ma in altro blog), di rispondere. Del "ditirambo" ho assunto: “Io non commemoro, ricordo” e poi ancora “ Non si puo’ avere verità se si è voluta cancellare la memoria”. Delle due, nessuna ha i requisiti di una risposta, anche se
l’introduzione di Franco è in tal senso, e, mi spiego. Potrei anche non farlo ma, Pasolini, il citato, l’ ha sempre data e, da vivo, avrebbe dato risposta anche alla sua morte. Io rispondo o meglio mi domando e scrivo il significato di commemorazione e ricordo e poi ancora di cancellare la memoria. CUM + MEMORARE (più eufemisticamente: far tornare la memoria) RICORDO Per meglio descriverne il significato mi riporto Alessandro Baricco “...Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Conclusioni: Perchè, prima il RICORDO poi la CUM+MEMORARE o quanto meno il primo come conseguenza del secondo? Perchè, solo ricordare? Spesso quel fare risponde al detto popolare: ” finita la festa gabbato lo Santo” oppure, come in questo caso: “ finito il ricordo raggiunto l’oblio”. Io personalmente non ci sto sia che si tratti di
commemorazione o ricordo. NON MI ADEGUO. La Verità di cui parla Franco la “semplificherei” con queste parole:” La Verità siamo noi. La Storia non si ricorda, ma si traduce”. IO NON COMMEMORO NE' RICORDO, e, chi s'aggrappa a "IO c'ero" o peggio ancora a "IO non c'ero, quindi non conosco" non potrà mai tradurre neanche la sua di Verità. Oggi, domenica, mi sento tremendamente "Buono". CatulloCATULLO ![]() Viviamo, mia Lesbia, e amiamo valga per noi la più vile moneta. Il giorno può morire e poi risorgere, ma quando muore il nostro breve giorno, una notte infinita dormiremo. Tu dammi mille baci, e quindi cento. poi dammene altri mille, e quindi cento. E quando poi saranno mille e mille nasconderemo il loro vero numero, che non getti il malocchio l'invidioso per un numero di baci così alto. Brecht(La storia non avanza)
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)
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